Ferdinando De Cinque, avvocato, deputato e letterato, nacque a Casoli nel 1876 da una rilevante famiglia di notai della zona.
Studiò giurisprudenza all’università di Bologna e di Genova, laureandosi nel 1901 con una tesi dal titolo “Della mezzadria”.
L’ateneo bolognese era all’epoca un vero e proprio focolaio di patriottismo, dove gli studenti comiziavano, spesso osservati dai docenti e dallo stesso Rettore; Ferdinando era fra questi oratori che, come in una gara di eloquenza, si sfidavano in udienze simulate o in conferenze tematiche, stimolando le sue doti di conferenziere e le sue ambizioni, fino a divenire uno degli avvocati più famosi del foro bolognese.
Dante Manetti lo descrisse così: “ingegno agile, profondo, osservatore acuto, si trovò dapprima a disagio nell’ambiente forense. S’era fitto in capo di impostare la causa, attraverso divagazioni, apparenti divagazioni, delle visioni di vita letteraria, politica e filosofica. Tutto ciò veniva giudicato un’originalità di difficile riuscita. Quindi critiche benevoli o sarcastiche, e l’appellativo di… poeta. Ma De Cinque, forzando il fatto, gli dava forma di dramma, giungendo alla commozione degli ascoltatori. Sicché alla prima ostilità subentrò l’interesse: egli riusciva, attraverso il sentimento, a vincere quello che non si poteva col ragionamento giuridico.”