Una formula perduta, un segreto custodito per oltre un secolo. L’Elisir di Lucifero rinasce da un manoscritto originale del 1902 scritto da Ferdinando De Cinque.
Non è un semplice liquore, è un atto di fede nell’artigianalità pura. Un blend erbaceo e complesso, creato per chi sfida le convenzioni e cerca l’essenza autentica della tradizione.
Cinquecento millilitri di pura eresia botanica. La bottiglia ambrata custodisce un segreto verde chiaro, un colore che evoca la freschezza degli altopiani. Al naso, un’esplosione di note balsamiche e resinose; al palato, un viaggio complesso tra dolcezza avvolgente e amaro persistente. Con i suoi 38% Vol., è l’equilibrio perfetto tra potenza e raffinatezza.
Tantissime botaniche diverse vengono macerate separatamente, rispettando i tempi dettati dalla natura. Il segreto del colore verde chiaro e del gusto unico risiede in questo rituale alchemico, dove le erbe più delicate si uniscono per creare un profilo aromatico profondo, persistente e indimenticabile.
Un elisir magnetico e aromatico, frutto di un sapiente equilibrio che lo rende unico, misterioso e armonico: dalle note fresche e alpine del genepy a quelle calde e resinose di timo e rosmarino, che avvolgono il palato a ogni sorso.
Ma ciò che definisce l’anima di Elisir di Lucifero è l’assenzio romano, una pianta nobile e antica capace di donare una persistenza amara e una profondità aromatica inconfondibile.
Elisir di Lucifero nasce come digestivo d’eccellenza, da gustare liscio o con ghiaccio per chiudere la serata, ma si presta magnificamente a dare una svolta audace alla miscelazione contemporanea.
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L’amaro è una bevanda spiritosa aromatizzata da piante ed erbe medicinali, le botaniche e i metodi di produzione che si usano sono numerosi e diversissimi tra loro e il suo volume alcolico minimo deve essere del 15%.
Nella cultura enogastronomica italiana, l’amaro è un prodotto diffuso indistintamente da nord a sud ed è considerato un digestivo da sorseggiare a fine pasto.
Nonostante l’esistenza di testimonianze ai tempi degli antichi Greci e Romani, i quali utilizzavano le botaniche in vino per curare svariate patologie, l’antenato dell’amaro per come lo conosciamo oggi risale al 1300.
Si narra che il medico catalano Arnaldo da Villanova, durante il primo giubileo mai istituito, curò i calcoli renali di Papa Bonifacio VIII con un infuso di erbe. Quella miscelazione di erbe e radici si può considerare il primo “amaro” medicinale della storia.
La ricetta venne trascritta nel libro di ricerche farmacologiche “De Aquis Medicinalibus” dallo stesso Villanova.
La notizia si diffuse velocemente e presto monasteri e abbazie contribuirono fortemente alla nascita di nuove ricette, sempre a scopo curativo.
Un cocktail dagli elementi semplici, ma che si amalgamano in un’esplosione di freschezza e danno vita ad una complessa sinfonia: Amaro 1904, vodka e spremuta d’arancia fresca.
Utilizzare un tumbler alto pieno di ghiaccio: al suo interno versare 90ml di spremuta di arancia fresca filtrata, 45ml di Amaro 1904 e 22ml di Vodka Classics Bad Spirits.
Concludere il cocktail aggiungendo seltz o acqua molto gasata, e mescolare.
Infine, guarnire con una fetta di arancia.